Usura bancaria, il sistema non perdona gli imprenditori onesti

Incredibile ma vero. Essere vittima di usura bancaria, e non poter avere giustizia. Subire lo sfratto, e veder liquidare all’asta una casa dal valore di 100.000 euro per meno della metà della cifra. Sembra un incubo, ma è quello che è capitato a Gianni Chinellato, 60enne imprenditore veneto che ha fatto della battaglia contro le anomalie bancarie una ragione di vita. Così è diventato punto di riferimento per associazioni come Sos Utenti e Confedercontribuenti, e referente locale del Forum Nazionale Antiusura.

A nulla però è servito il suo impegno e le forme di protesta anche vivaci che ha intrapreso nel corso del tempo, perché Unicredit ce l’ha fatta. Infatti, vantando un credito di circa 10.000 euro, la banca nei prossimi giorni potrebbe ottenere lo sfratto dell’uomo, che abita a Venezia. Gianni Chinellato però non è disposto ad arrendersi. «Sono pronto a incatenarmi a due bombole di gas. Sono una vittima dell’ingiustizia istituzionale perché ho denunciato un sistema».

L’inferno, per l’imprenditore, comincia sette anni fa, dopo che il Banco San Marco lo segnala in Centrale Rischi per una cifra esigua, su cui peraltro c’era il sospetto di usura. Purtroppo però, l’iscrizione in CR ha già innescato un “effetto a cascata”. «Ci hanno bloccato un finanziamento necessario per rilanciare l’attività. Ci hanno chiesto il rientro dai fidi e l’Unicredit ha presentato un decreto ingiuntivo contro il quale ci siamo opposti sempre per presunta usura».

Gianni Chinellato chiede una perizia a un gruppo di analisti, e questi rilevano tassi usurari da parte di Unicredit, Antonveneta e Banco San Marco. «Ho presentato denuncia-querela, ma i procedimenti sono stati derubricati come non costituenti reato», prosegue l’imprenditore. Nel frattempo, l’imprenditore deve interrompere la propria attività, in quanto, «la nostra situazione è diventata un’apocalisse. Disoccupati, assistiti dalla Caritas per i generi alimentari, dal Comune con il minimo vitale, dalla Regione con il servizio anti-suicidi. Poi, come se non bastasse, nel 2011 è stata messa all’asta la mia abitazione. La cosa incredibile è che il giudice istruttore ha sentenziato l’insistente morosità pecuniaria da parte mia nei confronti di Unicredit, eppure l’istituto ha continuato a mantenere l’iscrizione ipotecaria. Dopo 4 aste la casa che vale più di 100mila euro è stata venduta a circa 40mila».

Fortunatamente, la comunità veneziana non ha lasciato solo Chinellato; in tutto questo tempo gli è rimasto accanto don Enrico Torta, il parroco antiusura di Dese, che ha scritto al Papa e che sta facendo il possibile per far conoscere la storia dell’imprenditore, nella speranza che qualcosa si muova. «Sono a fianco di Gianni e di tutti gli usurati che sono caduti in depressione», ha dichiarato il parroco. «Mi auguro che assieme a noi partecipino tante altre persone: l’usura bancaria è un omicidio lento legalizzato».

 
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