Tribunale annulla istanza fallimento società. «Applicati tassi usurari»

Milano porta buone notizie a quanti, per l’incauto comportamento degli istituti di credito, si sono ritrovati con una sorta di cappio al collo. La dichiarazione di fallimento che, spesso, coincide con l’inizio della fine. Personale e professionale. Infatti la Seconda Sezione Civile del Tribunale del capoluogo lombardo ha rigettato il ricorso proposto da una delle principale banche italiane contro la Major srl, società operante nel settore dei servizi alla moda. Il debito di quest’ultima era lievitato di 15 punti percentuali in soli sei mesi. 
 
«La vicenda è semplice e terribile al tempo stesso: nonostante le mie aziende, continuino a generare utili da 4 anni, le banche continuano a cercare di ridurmi gli affidamenti fino all’estinzione totale. Particolarmente accanita si è dimostrata  una di queste, che mi ha chiesto il rientro immediato di un affidamento e senza fare le dovute verifiche sulla consistenza patrimoniale dell’azienda ha proposto istanza di fallimento». Così ha riassunto la vicenda Guido Dolci, presidente della società, in un’intervista ad Affari Italiani.
 
Il ricorso è stato respinto in quanto a sostegno del presunto credito non sono state fornite sufficienti prove. Tuttavia, spesso in passato le banche hanno ottenuto il decreto ingiuntivo unicamente sulla base di estratti conti non certificati, o comunque certificati ex art. 50 del Testo Unico Bancario, estremamente “sbilanciato” in loro favore. 
Siamo quindi davanti a una sentenza potenzialmente storica, che da qui in avanti potrebbe rappresentare un decisivo precedente a cui i cittadini potranno appellarsi, nella lotta all’usura bancaria
 
 

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