«Rientro immediato del fido» ma l’impresa è in credito. «Da oggi facciamo da soli»

La banca chiude i rubinetti del credito, l’azienda sprofonda nella voragine della crisi … per poi scoprire che il debitore è qualcun altro. Stavolta è toccato a un imprenditore edile di Rosignano (Livorno), Enzo Sandri fare i conti con la spiacevole verità. 
 
All’origine di tutto, la brusca richiesta di rientro del fido da parte dell’istituto di credito. Era il 2012. Dal canto suo l’azienda cercò di rivalersi sul committente, attraverso un decreto ingiuntivo. I soldi però non vennero incassati, e i vertici del gruppo decisero di vederci chiaro commissionando una perizia a Sdl. «Noi avevamo paura di essere sotto, ma gli avvocati hanno scoperto che il saldo non solo non era in passivo – come affermava l’istituto di credito - ma aveva un saldo attivo di 185mila euro». Così Federica Sandri, figlia di Enzo, ex amministratrice dell’impresa.
 
Ad aggravare a situazione, le comunicazioni praticamente incomprensibili provenienti dalla banca. Ciononostante, dall’analisi della documentazione emerge che i costi sostenuti erano salatissimi. «Siamo caduti dalle nuvole quando ci hanno detto che gli interessi erano applicati in maniera completamente arbitraria. Ovviamente interessi molto alti. La banca ha fatto quello che le pareva sul fido aperto nel nostro conto corrente». 
 
Nel frattempo, per settembre è atteso il primo grado di giudizio. Tuttavia, quest’esperienza ha fortemente segnato Federica e la sua famiglia, azzerando la fiducia nei confronti del sistema bancario. Da qui una drastica decisione. «Non faremo mai più nessun credito. Certo, i conti correnti li teniamo accesi. Non possiamo fare altrimenti. Ma da ora in poi facciamo da soli». 
 

 

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