Rubi l'acqua per sopravvivere? Ti becchi un processo

Può definirsi giustizia quella che è forte con i deboli e debole con i forti? Evidentemente no, eppure certe dinamiche sembrano impossibili da cambiare. La storia che stiamo per raccontare potrebbe essere catalogata sotto la voce “Stato latitante”. Giunto allo stremo, il siciliano Salvatore Di Corrado si è trovato costretto, come tanti altri nelle sue condizioni, a dover scegliere tra una morte silenziosa e una vita “fuori legge”. Ha optato per la seconda, e ora è sotto inchiesta per furto d’acqua.
 
«Ero stanco di vivere senza i servizi essenziali. Così ho notato quel tubo chiuso che arrivava al mio appartamento e l’ho messo in funzione. Vivo da solo e non ho alcun lavoro, dopo che sono stato licenziato dal Comune». Così l’uomo, ex operatore ecologico, ha spiegato il suo gesto. 
 
Una vita appesa a un filo, la sua. Quello della generosità di chi lo conosce. A distanza di mesi, i servizi sociali gli hanno accordato un contributo di soli 50 euro. Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere. «Che devo fare? Comprare la corda per impiccarmi? Nel mio appartamento non ho mai avuto nè il contatore elettrico né quello dell’acqua. Non ho i soldi per fare il contratto né per l’uno né per l’altro. Ho chiesto aiuto a tutti, anche alla Chiesa, ma per i contratti non possono aiutarmi. Per garantirmi un po’ di illuminazione a casa uso candele. Ma per l’acqua non posso far nulla. Ho bisogno dell’acqua per bere e lavarmi. Vi prego: lasciatemi l’acqua». Intanto però, dovrà affrontare un processo, neanche fosse un delinquente incallito.
 
La vita di Salvatore Di Corrado è cambiata irrimediabilmente nel 1995, dopo un periodo di malattia. L’uomo infatti dimenticò di inoltrare il certificato medico. Una leggerezza che gli è costata cara, visto che di lì a qualche tempo è stato licenziato. E il ricorso presentato attraverso l’avvocato Giuseppe Vacirca attende ancora un responsi dalla Giustizia Amministrativa
 

 

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