Deve 4 milioni di euro a Equitalia per gli errori della burocrazia

Chi paga quando sbagliano le istituzioni? La risposta è scontata, e non fa piacere. Le vittime preferite sono i cittadini, costretti a pagare, il più delle volte, nel senso letterale del termine. Negli ultimi anni il Nord Est è diventato una sorta di “bersaglio facile”, come dimostra la storia dell’ex imprenditore veneto Gian Giacomo Comirato. Sette anni fa Equitalia ha bussato alla sua porta chiedendo il pagamento di una multa da tre milioni di euro. Tuttavia, nonostante questa fosse, a detta dei legali dell’uomo, frutto di errori dell’amministrazione pubblica, la cifra è lievitata, arrivando a 4 milioni.
 
Nel 2007 l’ispezione delle Fiamme Gialle, fuori tempo massimo di due anni
Nel 2005 Comirato chiuse l’impresa agricola di sua proprietà in provincia di Pordenone. All’epoca l’unità produttiva era costituita da circa 20.000 galline ovaiole. La Guardia di Finanza andò a “fargli visita” due anni più tardi. Da qui ebbe inizio l’odissea dell’uomo, secondo gli avvocati. «Durante il controllo ai capannoni le Fiamme Gialle non trovarono alcunché, e ritenendo che il nostro cliente non avesse mai avuto galline, hanno rivisto i suoi bilanci secondo i regimi fiscali dei commercianti, decisamente più elevati di quelli di un allevatore diretto».
 
Quale soluzione per un debito palesemente iniquo?
Attualmente l’ex imprenditore fa l’operaio part time a 600 euro. Un quinto della sua busta paga viene trattenuto ogni mese per rimborsare l’Agenzia della riscossione. È chiaramente improbabile che Gian Giacomo Comirato riesca a coprire la cifra richiesta. Tuttavia, allo stesso tempo non può ricorrere contro il provvedimento per scadenza dei termini.
A suggerire una possibile ricomposizione della vicenda, i legali dell’uomo. Qual è la priorità di Equitalia? Vantare un credito irrealizzabile, o cercare un compromesso che tuteli, almeno parzialmente, ambo le parti? Un appello al buonsenso che, si spera, venga accolto. 
 

 

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