Niente software, e l’Agenzia delle Entrate non rimborsa gli interessi

La burocrazia non ammette ignoranza … ma non garantisce la stessa accuratezza pretesa dal cittadino. Così, se quest’ultimo sbaglia a calcolare le somme dovute allo Stato, paga, e anche salatamente. A parti invertite, invece, tutto resta sotto silenzio. A meno che non se ne occupi la politica, come dimostra un caso emblematico reso noto nei giorni scorsi. 
 
«Un contribuente di Torino, cui nel 1989 era stata indebitamente notificata una cartella di pagamento di alcuni milioni di lire, ha ottenuto, a seguito della conclusione di un contenzioso durato ventiquattro anni, il rimborso delle somme indebitamente versate senza tuttavia la corresponsione dei relativi interessi». Così viene sintetizzata la vicenda nella risposta del Ministero dell’Economia all’interrogazione parlamentare presentata da due deputati del PD.
 
Mancano gli strumenti tecnici, ma quando c’è la politica tutto si aggiusta
Qual è la “versione dei fatti” dell’Agenzia delle Entrate? «Attualmente non disponiamo del software che calcola gli interessi sui rimborsi». Il che, in parole povere, significa che gli stessi non vengono restituiti.
 
Per l’uomo, comunque, la vicenda si è conclusa positivamente. Infatti, a distanza di pochi giorni dall’interrogazione parlamentare, gli sono stati risarciti anche gli interessi. Quasi certamente non avrebbe avuto altrettanta fortuna, però, se il suo caso fosse rimasto “uno tra tanti”. Fino a quando la burocrazia non s’impegnerà a garantire efficienza e imparzialità, saranno più che comprensibili l’amarezza e la sfiducia dei contribuenti.
 

 

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