La crisi non riuscì a “uccidere” la sua azienda. Oggi potrebbe farlo Equitalia

La storia di Dario Portolan era iniziata come una favola. Correva l’anno 2007, quando aveva rilevato la Nuova Omp srl di Pordenone, dove era entrato come progettista. Di lì a qualche tempo però, anche lui fu colpito dalla crisi, e questo innescò una serie di problemi che lo hanno poi costretto a scontrarsi con Equitalia. Mesi fa, supportato dai suoi legali, aveva contestato 23 cartelle, che ammontavano a circa 400.000 euro, per ottenerne la sospensione. Nei giorni scorsi il provvedimento, accordato in via preliminare, è stato revocato. La motivazione sarebbe che, a fronte delle fondate «pretese contributive, resta incerto quale sia esattamente l’oggetto della doglianza di parte ricorrente». 
 
«Contestiamo – spiega uno dei suoi difensori– la validità delle cartelle relative all’Agenzia delle Entrate, in virtù di una recente sentenza della Corte costituzionale che pone l’obbligo di firma da parte di dirigenti dell’ente che abbiano potere di efficacia esterna degli atti. Firma che nel caso del mio cliente manca».
 
Quando nel 2008 erano iniziati i problemi, Dario Portolan non si era arreso, e anzi era stato pronto a fare sacrifici anche importanti, per salvare l’azienda e le famiglie a cui dava lavoro. Così, pur di pagare gli stipendi, non aveva più potuto versare né le tasse nè i contributi Inps e Inail. «Non sono un evasore, ma uno dei tanti imprenditori che sta cercando di uscire dalla morsa della crisi, delle banche e di cartelle esattoriali maggiorate a causa di esorbitanti interessi di mora e compensi per Equitalia».
 

 

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