Immobile (troppo) deprezzato? Niente vendita giudiziaria

Un’asta può rivelarsi, come si suol dire, un “rimedio” peggiore della malattia originaria. Sono infatti all’ordine del giorno i casi di sostanziale svendita dell’immobile a causa di un eccessivo ribasso del valore dello stesso. Questo perché, in genere, i primi tre-quattro tentativi vanno deserti. Morale della favola, gli aggiudicatari spuntano un importo inferiore del 30-40% se non addirittura del 60%, lasciando insoddisfatte sia le aspettative del creditore che quelle del debitore. 
 
Da qui l’esigenza di una legge, pubblicata in Gazzetta Ufficiale a novembre del 2014, finalizzata a bloccare anticipatamente l’asta, a causa della sua infruttuosità. «Quando risulta che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo, è disposta la chiusura anticipata del processo esecutivo».
 
Perciò, nel caso in cui il valore dell’immobile sia “precipitato”, il debitore non lo perde, ma, di fatto, non può neanche uscire dalla lista dei cattivi pagatori
 
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