Equitalia “gonfiava” le cartelle per sfuggire al condono. Chi controlla i controllori?

Provarci, sempre e comunque. Non è il motto di un guru motivazionale. Piuttosto, potrebbe essere il claim dell’Agenzia di Riscossione. Era troppo bello per essere vero, che i contribuenti potessero beneficiare del condono di qualche mese fa. Questo si proponeva di cancellare le cartelle esattoriali inferiori ai 300 euro non saldate a partire dal 2000 (si calcolava che ammontassero a circa il 70% del totale). Tradotto in soldoni, il provvedimento avrebbe comportato un bel po’ di introiti in meno per Equitalia. Ma credete forse che questa abbia fatto spallucce e si sia rassegnata? Ovviamente no. Piuttosto, ha pensato bene di partire al contrattacco. 
L’Agenzia di Riscossione ha quindi scavalcato “l’ostacolo” sommando arretrati di ogni tipo. Così, ha ottenuto due piccioni con una fava: non solo ha sfondato la fatidica soglia dei 300 euro ma ha anche fatto lievitare gli interessi. Fortunatamente, l’altolà è arrivato dalla Cassazione.
 
A lanciare l’allarme è stato il Resto del Carlino, attraverso l’ottima Elena Polidori, giornalista specializzata in materia. 
 
Nella vicenda si è inserita anche Federconsumatori, sottolineando che, al pari di chiunque, anche l’Agenzia di Riscossione deve rispettare le regole. «Ora la legge dice che il conto alla rovescia non parte più dall’emissione della cartella ma dalla notifica. Perché non se ne tiene conto, e si continua a portare avanti una strategia intimidatoria ai danni del contribuente?».
 

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