Equitalia condannata per “ipoteca facile” e costretta al rimborso delle spese

Che succede quando a violare la legge sono le istituzioni, e non i cittadini? Fortunatamente, a volte viene fatta giustizia, e i contribuenti vedono tutelare i loro diritti, anche se per raggiungere lo scopo possono volerci degli anni. Ne sa qualcosa un’artigiana di Larciano (Pistoia), intrappolata suo malgrado da un’ipoteca di Equitalia, cancellata nei giorni scorsi da una sentenza del Tribunale di Firenze.
 
All’origine di tutto, un debito di 5.000 euro con l’Inps, a cui seguì l’ipoteca dell’Agenzia di riscossione, che produsse conseguenze disastrose sul’attività della donna. «Niente più mutuifinanziamenti e, come se non bastasse, nonostante io avessi estinto la somma dovuta e sollecitato a chiudere la mia posizione, Equitalia si era  rifiutata. Di contro, venivano avanzate pretese assurde: per liberarmi dell’ipoteca avrei dovuto pagare ancora, e parecchio. Fui vittima di un atteggiamento davvero arrogante».
 
Peraltro, il provvedimento adottato dall’Agenzia di riscossione era di per sé illegittimo, in quanto il debito non superava 8.000 euro. Il legislatore aveva infatti precedentemente stabilito che l’adozione di misure esecutive fosse lecito solo per importi al di sopra di quella soglia. «Con l'aiuto di mio marito avevo spiegato questo ai funzionari, che però insistevano a chiedermi 705 euro per cancellare l'ipoteca, a fronte di spese vive di 150 euro. Pretendevano 400 euro per spese generiche e addirittura 250 per gli interessi».
 

 

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