Conto corrente: quando non può essere pignorato?

Chi ha avuto a che fare con Equitalia lo sa: uno dei primi “bersagli” del recupero crediti è il conto corrente. Ma anche chi è stato segnalato in Crif probabilmente non se la passa meglio: l’iscrizione in Centrale Rischi ha infatti tra gli effetti il “congelamento” di eventuali depositi, con conseguenze estremamente negative. Tuttavia, in alcuni casi il conto corrente non può essere toccato, né dalle banche, né da i privati, e tantomeno da Equitalia. La legge per tutti, sito d’informazione legale, ha analizzato i principali. Eccoli in una breve sintesi.

Il contratto di apertura di credito, anche noto come fido, consente al correntista di attingere non solo ai soldi che ha depositato, ma anche a un’ulteriore cifra messa a disposizione dalla banca. Tecnicamente quindi, gli è permesso di andare in rosso, a patto di non superare il margine indicato nel contratto. E in caso di pignoramento, se il saldo è negativo, il creditore non potrà rivalersi.

Se invece il conto corrente è cointestato, non può essere congelato integralmente, ma entro il limite massimo del 50%. Perciò, Equitalia non può ricorrere alla procedura speciale, attraverso cui si ottiene il blocco totale del deposito senza neppure l’autorizzazione del tribunale. In presenza di beni comuni condivisi spetta, al contrario, al giudice vigilare sulla regolarità dell’operazione di divisione.

 

 

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