“Borgo pulito”, la storia infinita di un processo per usura

Capita a volte che la giustizia sia una questione di cavilli legali. Un difetto procedurale, un vizio  di forma, come si sul dire, può fare la differenza, molto più della sostanza dei fatti in esame, determinando rinvii psicologicamente estenuanti, per chi è stato vittima d’usura e vuole veder riconosciuti i propri diritti. Così, il processo “Borgo pulito”, dopo esser stato “congelato” per otto mesi, è finalmente ripreso il 18 novembre scorso presso il Tribunale di Novara.

“Borgo pulito” prende il nome da un’inchiesta, conclusa nell’estate di tre anni fa, attraverso cui le forze dell’ordine hanno portato alla luce un giro di usura ed estorsione nel settore edile. Il processo sarebbe dovuto iniziare due anni fa, ma la mancata notifica di uno dei diretti interessati ha costretto a bloccare la macchina della giustizia, “azzerare” e ripartire.

Nei mesi scorsi comunque c’erano già state delle condanne. Cinque, per la precisione, per un totale di 14 anni, due mesi e venti giorni e due patteggiamenti per un totale di circa tre anni. 

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